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  FIEUI DI CARUGGI

   Essere stato un fieu di caruggi, cioè un ragazzo dei vicoli, significa avere assorbito, come una spugna, la vita della città vecchia. Averne ascoltatorumori, le voci, i silenzi, averne conosciuto gli uomini e le donne, le loro storie, mai facili, ma sempre vere. I caruggi, ma anche le piazzette, soprattutto quelle più nascoste e appartate, erano l’inizio e la fine di un mondo, il territorio su cui ogni bambino si sentiva sovrano. I fieui di caruggi erano discoli, è vero, ma non vandali; erano un gruppo, ma non un branco. Ed erano figli di tutti, perché ancora esisteva una comunità. Se commettevi una marachella, qualunque padre ti rimproverava, certo di avere l’autorità per farlo, anche se non aveva l’autorizzazione di “tuo” padre. L’amicizia non era conoscenza, era un legame forte, duraturo. Per questo nel 1989 coloro che, a partire dal secondo dopoguerra, avevano trascorso l’infanzia e l’adolescenza nei vicoli del centro storico di Albenga decisero di ritrovarsi in una sorta di gruppo spontaneo, inizialmente mosso quasi esclusivamente dalla nostalgia e dal desiderio di ricordare il passato. L’idea originaria era  di riaffermare che il tempo del gioco è sempre sentito ad ogni età, perché può ridare freschezza alla vita e costituire un importante momento di amicizia e socialità. I fieui di caruggi, quasi tutti di estrazione contadina, erano stati una sana e bella realtà, perché avevano saputo trovare il loro divertimento nell’essenzialità e nella povertà delle cose. Per questo motivo per molto tempo lo scopo principale del gruppo è stato quello di riscoprire e tramandare alle nuove generazioni i giochi di una volta”, che lasciavano spazio soprattutto all’ immaginazione: cavalli di legno, trampoli, biglie, fionde, pimpirinelle, cerchi, funi, carretti…